
Vittoria Luppi
CO-FOUNDER & Marketing Anthropologist
Articolo scritto da
Vittoria Luppi
CO-FOUNDER & Marketing Anthropologist
Questo non è un post motivazionale, non ti parleremo delle cinquanta cose da fare per diventare il professionista o l’imprenditore che avresti sempre voluto.
Qui troverai un “regalo” per chi crede ancora nelle relazioni, un po’ nella magia di questi giorni d’attesa e, soprattutto, per chi non sta pensando a “quella” persona.
Tutto ha inizio negli atolli delle isole paradisiache della Polinesia e Melanesia, in cui il dono ha un significato chiave per collegare saperi, condivisioni e storie tra luoghi distanti, in balia dell’oceano e delle correnti.
Nelle società del Pacifico il dono non è mai solo un oggetto da transazione commerciale. Ogni dono contiene un Hau, un’energia invisibile, lo spirito del dono, che lega chi lo dà e chi lo riceve. È filo per mantenere viva la relazione anche quando il donatore era lontano, perché, andando sul semplice, quando fai un dono una parte di te continua a vivere in quell’ oggetto.
Chi dona crea relazione.
Chi riceve accetta il legame.
Chi ricambia lo mantiene vivo.
Il dono è un atto relazionale che produce continuità, apre un ciclo, non crea valore economico o mercificazione dello scambio. È un touchpoint non transazionale.
Oggi invece i doni sono spesso strumentalizzati (voucher, gadget, promozioni), misurabili, tracciabili, ma privi di quella “energia relazionale”.
O, ancora peggio, non esistono neanche più. Tra le abitudini perse in questi anni ce ne è una in particolare nel mondo dei professionisti e delle aziende scomparsa a poco a poco: il dono di Natale.
I pacchi aziendali che arrivavano in studio, con la busta attaccata sopra con un bigliettino di auguri. Alcuni scritti a mano, altri più eleganti, più professionali stampati in tipografia.
Le corse degli ultimi giorni nel traffico improbabile del ventitré dicembre per consegnare un pensiero.
Una bottiglia di vino, un libro, qualcosa che dicesse ti ho pensato, mi ricordo di te.
C’era relazione, c’era preparazione attesa; sì, perché il Natale è questo, farsi trovare pronti a quella luce che torna, a sguardi negli occhi, chiacchiere senza un secondo fine, battute, liti.
È la cura nel prepararsi a qualcosa di importante. Anche a ringraziare chi è entrato nella nostra vita, come i clienti.
Quella persona, appunto, che ci stiamo dimenticando è il nostro cliente.
Oggi, infatti, succedono due cose, entrambe migliorabili.
Da un lato ci sono i profilatori seriali.
Sanno tutto dei loro clienti.
Sanno che pasticcino prendono quando sono a dieta, a che ora aprono le mail, su cosa cliccano, cosa li fa arrabbiare e cosa li rassicura.
Tutto tracciato, tutto schedato, tutto pronto per essere usato nelle campagne con una precisione quasi chirurgica.
Fantastico, sulla carta, peccato che poi quella relazione “personale” muoia.
Dall’altro lato c’è chi non traccia nulla, non segna nulla e non regala nulla, tanto ormai non si fa più.
Invece no, non bastano gli auguri.
Il dono è una scelta strategica, è sapere che la relazione non finisce quando la fattura è pagata.
È presidiare quello spazio, uno spazio unico presente in ognuno di noi, la memoria.
Abbiamo più strumenti che mai per “conoscere” le persone e sempre meno gesti per far sentire che quella conoscenza è al “servizio” di una relazione, non solo di una conversione.
E quel gesto “umano” diventa il vero elemento differenziante.
E allora, in un mondo in cui tutto è misurabile e tracciabile, dove le interazioni si riducono a click e conversioni, c’è ancora spazio per l’Hau.
Può essere…
… un biglietto scritto a mano con un pensiero che richiami un dettaglio di una conversazione passata con il tuo cliente.
… un piccolo oggetto scelto pensando a quella persona, a ciò che ti ha raccontato nel vostro ultimo incontro.
… una donazione alla causa a cui tiene il tuo cliente.
… una telefonata, in cui non fai upsell, nulla, in cui dici solo ti voglio fare gli auguri.
Il dono è un investimento strategico, perché apre la relazione.
Forse ti chiederà di indossare gli abiti di Nicholas per qualche ora, ma quando dall’altra parte il tuo gesto sarà accolto, ecco in quell’istante ci sarà quella gratitudine che rimane dopo gli incontri belli.
Quella gioia che va oltre qualche report e KPI raggiunti (sempre piacevoli, comunque).
P.S.: Da tutto il team di Strateging, ti auguriamo un Natale di quelli veri. Con gesti che contano più delle conversioni, relazioni che valgono più dei report, e tempo per le persone che rendono questo lavoro (e questa vita) più bello.
Buone feste e ci rivediamo nel 2026!